Le pensioni dei trentenni saranno molto più basse di quelle attuali

Se avete genitori o nonni che sono andati in pensione prima del 1995 è probabile che la loro si aggiri attorno al 70-80% della loro ultima retribuzione. Di simulatori che provano a calcolare le pensioni dei trentenni di oggi ce n’è parecchi, a partire da quello messo a disposizione dall’Inps : per scoprirlo, c’è da inserire la propria professione, il proprio reddito netto annuo attuale e una previsione della crescita media annua della propria retribuzione di qui all’ultima busta paga (cosa che, va detto, rende la simulazione scientifica e attendibile quanto un exit poll). Dopo qualche prova empirica, tuttavia, si può notare come sia molto raro che il tasso di sostituzione – ossia la differenza tra il primo assegno pensionistico e l’ultima busta paga – superi il 65%. Nella maggior parte dei casi oscilla su percentuali attorno al 50-60%, ma non è raro nemmeno che non superi il 40%. Dettaglio ulteriore: gli anni di disoccupazione possono far diminuire la contribuzione complessiva su cui è calcolata la pensione. Questo significa che per raggiungere tale percentuale si dovrà lavorare qualche anno in più. Oppure, accontentarsi di qualche centinaio di euro in meno al mese.

Le pensioni basse sono più tassate che altrove

A differenza di quanto accade in diversi paesi europei – la Germania, ad esempio – i redditi da pensione italiani sono equiparati ai redditi da lavoro e sono tassati direttamente alla fonte. Un’imposizione, cui si è aggiunta la pratica di bloccare l’adeguamento degli assegni pensionistici all’inflazione, per finanziare altre misure assistenziali o redistributive, nonché un contributo di solidarietà proporzionale all’entità della pensione che si riceve. A pagare, in proporzione, sono soprattutto i pensionati più poveri, che in molti casi si ritrovano a dover contribuire al fisco molto più dei loro omologhi stranieri. Esempio: su una pensione che corrisponde a una volta e mezzo il trattamento minimo Inps – circa 1.200 euro al mese, quindi - in Italia il 9,17% dell’assegno previdenziale finisce in tasse, cosa che non avviene in Germania, Francia, Spagna e Regno Unito.

Le tre soluzioni per la pensione per i trentenni di oggi

La generazione dei nati dopo il 1980, nel 2050 potrà optare per tre soluzioni. La prima è l'accesso a una pensione contributiva anticipata a 66 anni e 5 mesi (se si matureranno 20 anni di contributi e un importo inferiore a 2,8 volte l'assegno sociale). La seconda opzione riguarda la pensione di vecchiaia: si dovranno maturare almeno 20 anni di contributi e avere un'età minima di 69 anni e mezzo. Inoltre dovranno aver maturato un valore di pensione non inferiore a 1,5 volte l'assegno sociale. La terza strada è quella della pensione posticipata, che scatterebbe a 73,5 anni (con un valore di pensione inferiore a 1,5 l'assegno sociale e meno di 20 anni di contributi).

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