Precari e partite Iva sono gli unici che danno all’Inps più di quanto ricevono


Le uniche due gestioni in attivo dell' Inps sono quella dei liberi professionisti (+3,1 miliardi) e quella dei lavoratori parasubordinati (+7,1 miliardi) il cui attivo in entrambi i casi è in crescita costante. In altre parole, professionisti e precari sono gli unici che danno all’Inps più di quel che ricevono. Come mai? Perché sono le uniche categorie in cui le persone che lavorano sono molte più di quelle che ricevono la pensione (nel caso dei parasubordinati il rapporto è di circa 3,5 a 1). Il fatto che l’avanzo cresca di anno in anno, peraltro, vuol dire che è il numero di chi entra nel mondo del lavoro da quella porta aumenta in misura più che proporzionale di chi vi esce andando in pensione, mentre tra i lavoratori pubblici e privati avviene il contrario. Peraltro, mentre retribuzioni e relative contribuzioni dei lavoratori che entrano nel mercato del lavoro sono molto basse, le pensioni dei lavoratori dipendenti che contemporaneamente escono dal mercato del lavoro, che sono calcolate in base sull’ultima retribuzione ricevuta, sono molto alte. È anche per questo che il rosso dell’Inps è sempre più profondo.

A pagare la riforma sono soprattutto i lavoratori con meno di trent’anni

La riforma sulle pensioni fa risparmiare 80 miliardi dalla prima voce di spesa pubblica in Italia (il 27,9% sul totale, per dire).Da dove vengano quei risparmi?! Non dall’assistenza, ad esempio, in quanto le indennità da invalidità civile sono in costante aumento. Nemmeno dagli assegni mensili che riscuote chi già si è ritirato dal lavoro, poiché la linea del Piave che nessuna riforma delle pensioni ha mai attraversato è quella per cui «i diritti acquisiti non si toccano». Quegli 80 miliardi, insomma, verranno tolti dalle tasche di chi in pensione ci deve ancora andare. Il tutto, ovviamente, con diverse sfumature di grigio. Chi aveva già maturato 18 anni di contributi nel 1995, calcolerà il suo montante pensionistico col metodo retributivo relativamente a tutto quel che ha guadagnato sino al 31 dicembre 2011, mentre per il restante della sua vita professionale dovrà applicare il metodo contributivo; per chi ha iniziato a lavorare prima del 31 dicembre 1995 (ma senza 18 anni di contributi) la pensione sarà calcolata con il metodo retributivo fino a quella data, e poi col contributivo. In estrema sintesi, il metodo contributivo “duro e puro” si applica solo per tutti quelli che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995. Per chi ha trent’anni o giù di lì, insomma.

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